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In assenza di vento è fermo e pratica Zhang Zhuang
con le raffiche si flette e (Lian) pratica JianWu ossia la "danza marziale"

-Tutti hanno visto i films di Bruce Lee e di Jackie Chan
ebbene, la profonda superiorità del secondo sul primo sta innanzitutto
nella durata della sua vita; secondo: nella sua profonda umiltà ...
ad un giornalista che gli chiese perché avesse intrapreso la via delle Arti Marziali
lui candidamente rispose: "Perché avevo fame!". Ed aggiunse
- sono restato poi qui in occidente perché
".. con le arti marziali guadagni molto cibo e nessuno te lo porta via.."

La profonda differenza tra i maestri del passato abituati a "combattere":
la fame, le intemperie e privazioni, i briganti, assassini, ladri e delinquenti,
e la sfida quotidiana per esserlo oggi, nella società dell'opulenza,
sta nella motivazione.
La terza ed ultima differenza sostanziale tra Bruce e Jackie
è appunto che uno usa il wushu per distruggere, l'altro per educare.
La motivazione dei maestri di oggi, anche se non parte più da un livello di sopravvivenza
al contrario rende più difficile e dura la via del Tao proprio per l'eccesso di stimoli
ai quali siamo sottoposti e che ci sottraggono costantemente tempo ed attenzione.
Oggi infatti, scegliere incessantemente la "via stretta": quella più difficile, "in salita"
come il Kung Fu c'insegna, risulta sempre più lontano dall'ottica e sensibilità corrente.
La via "antientropica" (per dirla alla Grianti): quella indicataci duemila anni fa dal "Maestro dei maestri",
risulta oggi quasi del tutto abbandonata e per i più impraticabile.

L'interpretazione dei sacri testi poi, richiede la profonda comprensione della
simultanea compresenza degli opposti in ogni aspetto grande o piccolo della vita.
La pratica del "distacco", senza riconoscere in sé il germe dell'attaccamento:
è ipocrisia e puro cinismo se praticata con il fanatismo che spesso l'accompagna.
Pensate per un istante ad un padre che se ne frega di ciò che fanno i suoi figli o sua moglie;
sarebbe puro egoismo ed individualismo: altro che sacro distacco.
D'altro canto non ci si può aspettare dai testi sacri delle varie religioni
che osannino l'attaccamento alle cose o persone, poiché a questo
ci pensa già da sé la nostra natura umana ..

-Dunque attenzione all'interpretare in maniera fondamentalista
ed unilaterale qualsiasi testo sacro a qualsiasi religione appartenga:
si finirebbe con il perdere definitivamente la Via convinti invece di starla seguendo fedelmente
e ci si potrebbe "risvegliare" dal sonno dell'anima con una rabbia feroce contro il mondo
quando ormai è troppo tardi per cambiare il corso degli eventi che il nostro Karma ci ha restituito.

mArco

Sul senso della Vita
- "Cosa intende per una vita riuscita?" domandai un po' ingenuamente. - "Una vita riuscita è una vita vissuta conformemente ai propri desideri, agendo sempre in accordo con i proprio valori, dando il meglio di se stessi in ciò che si fa, conservando l'armonia con ciò che si è e, se è possibile, una vita che ci ha permesso di superare noi stessi, di consacrarci ad altre cose oltre a noi e di portare qualcosa all'umanità, anche un piccolo contributo. Una piccola piuma d'uccello affidata al vento. Un sorriso.

(L'uomo che voleva essere felice. - Laurent Gounelle)



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Il Giardino dell'Eden, Chakras e Kundalini
Lobsang Rampa
Lobsang Rampa


Il Sesto Patriarca Hui Neng (638 - 713)

Sua Santità Hui Neng, che divenne il grande Sesto Patriarca del Ch'an (Giapponese: Zen) era un povero contadino analfabeta di Hsin Chou Kwangtung. Un giorno, dopo una consegna di legna da ardere ad un negozio, udì per caso un uomo recitare il seguente verso del "Sutra del Diamante" - "Devi trovare la tua vera mente, senza far conto su alcuna cosa". Isantaneamente, Hui Neng fu illuminato. L'intero verso diceva: "Tutti i Bodhisattva (Persone Compassionevoli) dovrebbero sviluppare una mente pura che non si attacca a nulla; e ivi dovrebbero dimorare stabilmente." L'uomo che aveva recitato il Sutra incoraggiò Hui Neng ad incontrare il Quinto Patriarca, Hung Jen, al Monastero Tung Chian nel distretto di Huang Mei nella regione del Chi Chou. Hui Neng disse al Quinto Patriarca: "Sono un villano dello Hsin Chou Kwangtung (oggi, vicino a Canton nel sud della Cina). Ho viaggiato molto per portarvi rispetto; non chiedo nulla se non la Buddhità." "Tu sei nativo di Kwangtung, un barbaro? Come puoi sperare di essere un Buddha?" chiese il Patriarca. "Anche se ci sono uomini del nord e uomini del sud, nella Natura di Buddha non v'è diffrenza fra nord e sud. Un barbaro è diverso da Sua Santità fisicamente, ma non c'é differenza nella nostra Natura di Buddha." Il Maestro Hung Jen accettò immediatamente Hui Neng come suo discepolo, ma dovette nascondere il fatto agli eruditi monaci del nord del monastero. Al tempo del Quinto Patriarca, il Ch'an era ancora influenzato dal Buddhismo indiano che non enfatizzava il risveglio improvviso, bensì l'importanza dello studio e dei dibattiti sulla Metafisica. Per proteggere Hui Neng, il Patriarca lo mandò alle cucine a spaccare la legna e mondare il riso per otto mesi. Un giorno, il Quinto Patriarca disse ai suoi monaci di esprimere la loro saggezza in una poesia. Colui che avrebbe dimostrato la vera realizzazione della sua natura originale (Natura di Buddha) sarebbe stato ordinato Sesto Patriarca. Il monaco anziano, Shen Hsiu, era il più colto e scrisse i seguenti versi:

"Il corpo è l'albero della Bodhi,

La mente è come uno specchio chiaro;

Continuamente sforzati di lucidarlo,

Per non lasciare che vi si raccolga la polvere."

La poesia fu elogiata, ma il Quinto Patriarca sapeva che Shen Hsiu non aveva ancora trovato la sua natura originaria, d'altro canto, Hui Neng era analfabeta, così qualcuno scrisse per lui, sotto dettatura, la sua poesia, che diceva:

"Fondamentalmente la Bodhi non ha albero,

Né esiste sostegno di alcuno specchio.

Poiché tutto è vuoto fin dall'origine,

Dove può mai posarsi la polvere?"


Il Quinto Patriarca fece finta di non essere impressionato da questa poesia, ma nel cuore della notte convocò Hui Neng. Il Quinto Patriarca gli diede le insegne del suo ministero, il manto e la ciotola del Patriarca. A Hui Neng fu detto di partire per il sud e di nascondere la sua illuminazione e la sua comprensione fino a che tempi più propizi fossero giunti per propagare il Dharma.
I monaci erano gelosi e ignoranti, credevano che la trasmissione fosse qualcosa di materiale e decisero di riprendere il manto e la ciotola. Dopo avere inseguito Hui Neng per due mesi, lo trovarono sulla cima di una montagna e volevano ucciderlo. Il loro capo era Hui Ming, il cui nome da laico era Chen. Di tutti i monaci che avevano inseguito Hui Neng, questi era il più abile. Hui Ming era stato un generale della quarta brigata dell'esercito ed era duramente temprato e di maniere rudi. Quando Hui Neng fu quasi per essere raggiunto, lanciò il manto e la ciotola su una roccia, si nascose velocemente e disse: "Questo manto è solo un simbolo. A che serve prenderlo con la forza?" Quando Hui Ming arrivò alla roccia, cercò di prendere il manto e la ciotola, ma non ne fu capace. Allora gridò: "Fratello laico, fratello laico," (poiché Hui Neng non era stato ancora ordinato formalmente monaco), "Sono venuto per il Dharma, non per la veste." Hui Neng apparì dal suo nascondiglio e si sedette sulla roccia. Hui Ming si inchinò e lo pregò di istruirlo. Hui Neng disse: "Visto che sei venuto per il Dharma, astieniti dal pensare alcunché e tieni la tua mente vuota. Allora ti insegnerò." Meditarono insieme per un tempo considerevole, poi Hui Neng chiese a Hui Ming: "Quando non pensi né al bene né al male, in quel particolare momento, qual'è la tua natura originaria (Natura di Buddha)?" Appena Hui Ming udì ciì, divenne istantaneamente illuminato. Hui Ming chiese ancora: "Oltre agli insegnamenti esoterici tramandati dal Quinto Patriarca da generazione in generazione, ci sono altri insegnamenti segreti?" Hui Neng rispose: "Ciò che ti posso dire non è esoterico. Se volgi la tua luce all'interno*, troverai ciò che è esoterico dentro di te."
La domanda di Hui Neng fu da allora utilizzata come koan (domanda) - "qual'era il tuo volto originario prima che tu nascessi?" I Koan rappresentano delle verità che non possono essere comprese con la mente logica. Il koan di Hui Neng recide i concetti e le speculazioni sulla nostra natura. E' sbalorditivo scoprire nessun concetto può applicarsi a questa domanda. Lo chock scuote i vostri presupposti e ciò dà inizio al processo di risveglio. Come nella sua prima poesia, il volto originario di Hui Neng è vuoto:
"Quando mi udite parlare di vacuità, non attaccatevi ad essa, specialmente non attaccatevi ad alcuna idea di essa. Se meramente vi sedete con la vostra mente vagante, cadete nella nozione di vacuità".
La sconfinata vacuità del cielo abbraccia le 'diecimila cose' di ogni forma e dimensione - il sole, la luna e le stelle; le montagne e i fiumi; cespugli e alberi; gente buona e cattiva, insegnamenti giusti o sbagliati; paradisi e inferni. Tutte queste cose sono comprese nella vacuità.
La vacuità della vostra natura originaria (Natura di Buddha) è proprio così. Abbraccia ogni cosa. A questo aspetto si applica la parola 'grande'. Tutto è incluso nella vostra natura originaria."
Hui Neng più tardi divenne il Sesto Patriarca, il fondatore della scuola Dhyana (Ch'an) del Risveglio Improvviso, che enfatizza la possibilità dell'illuminazione improvvisa, se si hanno il giusto insegnante e il giusto metodo. L'insegnamento del Sesto Patriarca sottolinea la non dualità e l'unità di tutte le cose. Hui Neng divenne il più famoso maestro Ch'an (Zen) della storia cinese. Dopo la sua morte, i suoi lavori furono raccolti e classificati come l'unico Sutra Buddhista cinese, chiamato Il Sutra del trono del Sesto Patriarca. La sua nuova scuola del Risveglio Improvviso è l'unica grande scuola ancora vitale del Buddhismo Dhyana cinese. Più tardi i discepoli di Hui Neng sparsero il Dharma in tutta l'Asia. Hui Neng definì la meditazione seduta come: "Nel mezzo di tutto il bene e il male, non un pensiero sorge nella mente - questo è chiamato sedersi. Guardando nella propria natura originaria, senza alcun movimento - questo è chiamato Ch'an." Insegnò che la meditazione Ch'an dovrebbe essere praticata tutti i momenti, non solo durante la seduta formale. Sottolineò che l'attitudine della mente è la cosa veramente importante, e non la mera posizione fisica, poichè la verità può essere trovata in piedi, camminando o stando sdraiati. In giapponese la meditazione seduta fu chiamata Zazen.
*Il punto più importante dell'insegnamento della scuola Dhyana (Meditazione o Ch'an) sta proprio nell'introspezione, che significa volgere la propria 'luce' verso la riflessione interiore. Per meglio spiegare, prendiamo l'analogia della lampada. Sappiamo che la luce di una lampada, quando è circondata da un paralume, rifletterà al centro la sua radianza, vale a dire su sé stessa; mentre i raggi di una fiamma nuda si diffonderanno e brilleranno verso l'esterno. Ora, quando noi siamo impegnati a criticare gli altri, com'è nostra abitudine, difficilmente portiamo il nostro pensiero su di noi, per cui siamo poco consapevoli di noi stessi. Contrariamente a ciò, i seguaci della Scuola Dhyana, volgono completamente la loro attenzione all'interno e riflettono esclusivamente sulla loro 'vera natura', nota come 'Il proprio Volto Originario.'
Affinché i lettori non sottovalutino questo importante passaggio, rileviamo che, solamente in Cina, migliaia di buddhisti hanno realizzato il risveglio praticando secondo il saggio insegnamento del Sesto Patriarca.
By Dih Ping Tsze. Edited by FOB, alcune informazioni sono tratte dal Sutra del Diamante e dal Sutra di Hui Neng, Shambhala Publications, Inc.,1985.
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