Wang Xiang Zhai: Sul rapporto allievo-maestro " Per me tutti gli uomini sono una sola famiglia, insegnerò a chiunque me lo chieda, senza ritenermi un maestro e senza considerare discepoli quelli che imparano da me."
"Tutti gli ambiti del sapere profondo sono semplici nella forma, ma complicati nel significato, e quelli complicati nella forma di rado hanno un'essenza significativa."
"I princìpi fondamentali della boxe sono comuni come i princìpi della vita, ma nello stesso tempo sono profondi e intricati come le leggi più complesse dell'universo."
"Se siete sulla pista sbagliata non capirete mai la quintessenza della boxe, ma anche sulla pista giusta non potete esaurire il mare della conoscenza nemmeno sforzandovi per tutta la vita. Perché essere così egoisti da mantenere segrete le proprie realizzazioni?"
"La conoscenza è il bene comune all'umanità di tutti i tempi e trascende i confini nazionali o regionali. Per quanto riguarda la condivisione di questo bene comune non occorre dire che non dovrebbero esserci discriminazioni tra gli abitanti di una nazione, e anche verso gli abitanti di altri paesi dovremmo nutrire sentimenti di fraternità e di apertura."
"Spero che così il concetto di fazioni e scuole un giorno sarà eliminato ed i princìpi fondamentali della boxe saranno portati avanti."
"Insegando la boxe ho sempre avuto l'abitudine di ... rispondere a tutte le domande e di dire tutto quello che so su un argomento a chi me lo chiede. La mia unica preoccupazione se i miei allievi hanno imparato qualcosa da me o se ho qualcosa da offrire."
"... quando vedo che riescono ad applicare quello che hanno imparato sono felice. Dentro di me considero sempre la felicità degli altri come la mia e non mi sono mai ritenuto un maestro, infatti credo che nei contatti reciproci ciò che conta non è come gli altri si rivolgono a noi, ma lo spirito e l'affinità tra istruttore ed allievi. Se avete trasmesso vera abilità e conoscenza, non possono dimenticare questo favore, anche se non vi atteggiate a maestro."
"Gli allievi, d'altra parte, devono imparare attentamente dall'insegnante, percepire intuitivamente le sue istruzioni e poi vedere se ha integrato le capacità allo spirito in modo appropriato ed intelligente."
Quello che vi ho riportato una sintesi di un ragionamento del "fondatore dell'Yi Quan" che ho da sempre condiviso, e chi mi segue da tempo sa che così, il dialogo è molto lungo ed articolato e per motivi di sintesi vi ho fornito un sunto dei passaggi a mio avviso più significativi. Tengo a precisare che essendo stati scritti quasi 70 anni fa, è logico che il nostro percorso, basandosi su di essi, deve necessariamente proseguire il suo cammino: ciò non toglie nulla al valore delle affermazioni di quello che noi a pieno titolo possiamo oggi chiamare "Maestro".
Relativamente agli argomenti che tocca vorrei permettermi solo alcune semplici osservazioni:
-Chi è in crescita non ha paura di condividere "le proprie realizzazioni" con altri, ma anzi è ben felice di contribuire con la sua "goccia d'acqua" all' "Oceano" del sapere Universale, nel quale tutta l'Umanità può attingere e riversare saggezza e conoscnza illimitatamente, cosa che sarebbe altrimenti impossibile per ciascuno di noi raggiungere da soli.
Un passo che ho saltato del Maestro dice, a proposito del rapporto "Maestro-discepolo": "... Una volta formata la relazione maestro-discepolo, i discepoli non volendo offendere la dignità del maestro non mettono mai in discussione le sue parole..." -Questo avviene, nelle scuole "tradizionali" a discapito della crescita del maestro stesso attraverso l'insegnamento. E' vero altresì che gli allievi: "Se gli avete trasmesso vera abilità e conoscenza, non possono dimenticare questo favore, anche se non vi atteggiate a maestro." -Vi possono tuttavia compatire, qualora vogliate inconsapevolmente distruggere, per paura o possesso, tutto quanto all'inizio avevate cercato di costruire per amore e dedizione. La Conoscenza, come la Verità, non sono "acquisizioni" o "realizzazioni" ma un percorso di relazione tra due persone sullo stesso piano ove ciascuno mette a disposizione dell'altro le sue conoscenze per trovare una soluzione comune rispettosa di entrambi. "- Non è importante l'obbiettivo e nemmeno il risultato raggiunto; ciò che è importante, è il cammino che facciamo insieme. " [Giuliano Testa fondatore del "GdS"]. Quindi cercare la conoscenza e la verità sono una "prassi" di operare nella realtà che permette a queste ultime di manifestarsi: nella capacità reciproca di relazionarsi con gli altri nell'unico modo possibile: a metà strada. In questo il Maestro Wang aveva visto giusto già condannando i falsi "maestri" dei suoi tempi; senza la vera "presenza" e la disponibilità ad un' "amicizia" sincera, non ci potrà mai essere un passaggio di esperienze, in grado di condurci entrambe alla conoscenza di noi stessi e delle verità relative che si stanno manifestando "qui ed ora" tra noi due in questo preciso istante o mai più. Come consiglio per uscire da queste sterili dinamiche, il Maestro XiangZhai ci dava: "... Invece di stabilire subito un rapporto maestro-discepolo, possiamo rimandarlo al momento in cui le due parti avranno ottenuto una vera comprensione della conoscenza e della moralità reciproche. - Dunque, in una scuola volta alla vera conoscenza, l'allievo ha il dovere, se "vede" e "sente" che il suo maestro non ha integrato le capacità allo spirito in modo appropriato secondo i principi che professa, in altre parole: "se non è taoista ..", di prendere in disparte il maestro e parlargli direttamente guardandolo fisso negli occhi e di dirgli ciò che sente davvero nel cuore (come io dissi a suo tempo al mio primo maestro di Kung Fu: "che non era un maestro ..." e lui , come Pilato, se ne lavò le mani ..). Chi insegna e si mette nel ruolo di caposcuola dev'essere il primo a rimboccarsi le maniche ed a dare il buon esempio non come il nostro Premier Piersilvio insomma .. Ovviamente come c'insegna la PNL il modo in cui si dicono delle cose è più importante del valore più o meno oggettivo delle affermazioni stesse; quindi tali osservazioni andranno fatte sempre con il dovuto rispetto per chi cerca con tutti i suoi limiti di mettersi comunque al servizio dell'altro; questo, almeno per me, è ciò che un vero maestro si aspetta da un vero allievo, perché sa che le critiche sono letteralmente "oro" per lui (qui non mi riferisco allo sfruttarle per poter fottere meglio il prossimo ..) nel senso di un occasione per evolversi facendo un passo in più verso la "moksha". Il maestro dal canto suo se ha scelto seriamente questa via e fino in fondo, non per interessi puramente economici o di potere sulle persone, e la Via a suo tempo "lo ha scelto": deve essere in grado di cogliere questa occasione, come tutte le altre opportunità che la vita gli dà, come una sfida che l'esistenza gli mette innanzi per superare sé stesso, il proprio attaccamento, il suo ruolo e tutto ciò a cui si era inconsapevolmente aggrappato, poiché: "... Ha ottenuto la quintessenza dell'universo ed è capace ora di affrontare qualsiasi situazione." Ed infine si deve far da parte per lasciare che il suo allievo, ormai maturo, continui il cammino intrapreso "sulle le sue gambe" come un padre fa con suo figlio, e sia finalmente libero di trovare ed esprimere la sua essenza e totalità. Libero di percorrere senza speculazione alcuna da parte sua, la sua Via raggiungendo finalmente anch'esso le sue piccole e grandi realizzazioni poiché gratuitamente ti è stato dato e gratuitamente devi restituire dopo averlo usato per una vita (il kung fu è ciò che si "usa" non ciò che si sa - intellettualmente - Y.L.S.) . mArco Per chiudere voglio citarvi un brano tratto da una mail di un mio amico dell'infanzia, maestro di yoga e scienze esoteriche:
Conclusioni I maestri che sono sul mercato si dividono in due categorie: i commercianti e quelli che fanno del commercio con la loro arte per soldi o per potere personale ... per questo nel 2008 ho deciso di smettere di insegnare; ora sono finalmente libero di seguire la Via nella sua completezza ed accompagnare per mano quei pochi autentici ricercatori che si contano, appunto, sul palmo di una mano."Non si possono seguire simultaneamente Dio e Mammona ..." -Mi consola ripetermi che Cristo, appunto, ne aveva solo undici: ma per essi fu disposto a dare la vita! mArco |
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